La Legge di Bilancio del 2018 ha introdotto l’obbligo di fatturazione elettronica a partire dal 1° gennaio 2019 per tutte le operazioni fra soggetti residenti o stabiliti.
L’emissione e la ricezione delle fatture devono avvenire attraverso il Sistema di Interscambio (SdI).
L’impatto per gli operatori è particolarmente rilevante perché cambierà radicalmente molte abitudini operative sia per le aziende che provvedono in proprio alla gestione degli adempimenti di fatturazione e tenuta della contabilità, sia per quelle che si affidano in tutto o in parte allo studio.

Come funziona

Qual’è il momento in cui va emessa la fattura elettronica?

L’obbligo di emissione della fatturazione elettronica continua ad essere collegato a quello in cui

l’operazione si considera effettuata ai fini IVA ai sensi dell’art. 6 del D.P.R. n. 633/72 e, quindi:

  • al momento della stipulazione dell’atto, per le cessioni di beni immobili;
  • al momento della consegna o spedizione, per le cessioni di beni mobili;
  • al momento del pagamento del corrispettivo, per le prestazioni di servizi; e, in ogni caso, al momento di anticipato pagamento del corrispettivo.

Restano, peraltro, confermati i termini già previsti per la c.d. “fatturazione differita” relativamente alle seguenti fattispecie:

  • cessioni di beni documentate da DDT – documento di trasporto;
  • prestazioni di servizi individuabili attraverso idonea documentazione, effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto per le quali può essere emessa un’unica fattura entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime;
  • cessioni di beni effettuate dal cessionario nei confronti di un soggetto terzo per il tramite del proprio cedente per le quali la fattura può essere emessa entro il mese successivo a quello della consegna o spedizione dei beni;
  • prestazioni di servizi rese a soggetti passivi stabiliti nel territorio di un altro Stato membro dell’UE non soggette all’imposta ai sensi dell’art. 7-ter, per le quali la fattura può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione;
  • prestazioni di servizi rese o ricevute da un soggetto passivo stabilito fuori dell’Unione europea, per le quali la fattura può essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione.

 

La fattura è emessa entro dieci giorni dall’effettuazione dell’operazione, ovverosia entro dieci giorni da uno dei momenti sopra indicati.

Tuttavia è possibile differire l’emissione della fattura rispetto al momento di effettuazione dell’operazione:

in questo caso è previsto che la fattura riporti obbligatoriamente:

  • la data in cui è effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi;
  • ovvero la data in cui è corrisposto in tutto o in parte il corrispettivo, sempreché tale data sia diversa dalla data di emissione della fattura.

Quando non occorre emettere la fattura elettronica

Alla luce di quanto sopra la fatturazione elettronica è quindi esclusa:

  • per le operazioni intercorse con soggetti non residenti/non stabiliti nel territorio italiano. Resta il fatto che non è vietata l’emissione della fattura elettronica a clienti “esteri” e l’invio al Sistema di Interscambio (SdI).
  • per le operazioni documentate da bollette doganali.

Quando va emesse la fattura elettronica

Dal punto di vista letterale la norma prevede che la fattura: deve essere emessa “per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate esclusivamente tra soggetti residenti o stabiliti nel territorio dello Stato.”

Dunque, la fattura elettronica si applica in modo generalizzato:

  • sia nei rapporti B2B (fatture emesse a clienti con partita Iva);
  • sia in quelli B2C (fatture emesse a clienti con solo codice fiscale) con la particolarità, in questo ultimo

caso (fatturazione a consumatori finali) che una copia della fattura elettronica ovvero in formato analogico deve essere messa a disposizione del cliente.

Chi non deve emettere fattura in formato elettronica

MINIMI – Soggetti che rientrano nel cosiddetto “regime di vantaggio” di cui all’art. 27, commi 1 e 2,
del D.L. 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla L. 15 luglio 2011, n. 111;

FORFETARI – Soggetti che applicano il regime forfetario di cui all’articolo 1, commi da 54 a 89, della
L. 23 dicembre 2014, n. 190.

NO PROFIT – Gli enti non commerciali che hanno esercitato l’opzione per lo speciale regime IVA
semplificato di cui agli artt. 1 e 2 della L. 16 dicembre1991, n. 398 e che hanno conseguito, nel precedente
periodo d’imposta, proventi da attività commerciali non superiori ad € 65 mila.

MEDICI E FARMACIE – Soggetti che esercitano arti sanitarie posto che la Legge di Bilancio 2019 li ha
esclusi espressamente dalla fatturazione elettronica per le fatture emesse a carico dei pazienti.

SOGGETTI NON STABILITI IN ITALIA – Sono, ovviamente, esclusi dal nuovo obbligo i soggetti passivi IVA non stabiliti in Italia i quali continueranno ad emettere le proprie fatture nei confronti dei cessionari/committenti italiani i quali continueranno, quindi, a ricevere fatture analogiche con obbligo di autofatturazione.

Soggetti e operazioni interessate

Sono obbligatoriamente interessati tutti i soggetti passivi Iva con la sola esclusione dei contribuenti minimi e forfetari e per gli agricoltori in regime di esonero.
Le operazioni coinvolte sono tutte le cessioni e prestazioni di servizi oggetto di fatturazione fra soggetti residenti o stabiliti senza distinzione di attività.
Non sono coinvolte invece le operazioni da/per l’estero (cessioni/acquisti intra, esportazioni/importazioni, servizi internazionali) oppure anche interne da/verso i non stabiliti (ancorché identificati direttamente o con rappresentante fiscale) per le quali non sono obbligatorie le nuove modalità. Per dette operazioni è prevista l’introduzione di una comunicazione dati fatture (“spesometro trasfrontaliero” o “esterometro”) a scadenza mensile.

Il funzionamento

Il funzionamento può essere sintetizzato nei seguenti 3 punti:
1. la fattura elettronica deve essere conforme al contenuto e al formato XML;
2. l’emittente trasmette la fattura elettronica al SdI tramite i canali previsti;
3. il SdI, effettuati taluni controlli, recapita le fatture al domicilio informatico scelto dal destinatario (codice destinatario o pec destinatario); le fatture che non superano i citati controlli sono scartate dal SdI e si considerano non emesse (con possibilità di ritrasmissione corretta – senza conseguenze sanzionatorie – se effettuata entro 5 giorni).

L’imposta di bollo

Altra novità di sicuro rilievo riguarda l’applicazione dell’imposta di bollo che, nei casi in cui sia dovuta, va assolta esclusivamente con F24 – codice tributo 2501 – entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio.
Si tratta quindi di compilare gli appositi campi e presenti nella sezione generale della FE; per l’eventuale scelta di rivalsa sulla controparte andrà comunque inserita apposita riga di addebito dei 2 euro (con natura N1 “escluso” o N2 “non soggetto”).

Cosa cambia del contenuto della fattura?

La fattura elettronica contiene tutti gli elementi obbligatori attualmente noti di una fattura, ma in formato strutturato cioè all’interno di “tag” riconoscibili in modo univoco dai vari gestionali ai fini dell’elaborazione dei dati.
Elemento fondamentale e innovativo del contenuto della fattura in analisi è, però, il domicilio elettronico del destinatario ossia il oppure che dovrà essere gestito nelle anagrafiche cliente.
Per le fatture nel settore privato non è obbligatoria (a differenza della fatturazione elettronica verso la P.A. per le quali rimangono immutate regole e procedure) l’apposizione della firma digitale, qui ammessa in via facoltativa.

Modalità di recapito (dal SdI al destinatario)

Il destinatario riceverà la fattura tramite il canale di recapito (Codice destinatario o PecDestinatario) che avrà registrato nell’apposito servizio previsto nell’area autenticata “Fatture e Corrispettivi” dell’Agenzia delle entrate o, in mancanza, attraverso il recapito indicato nell’apposito campo ( o ) dall’emittente la fattura.

Ricevuta la fattura dal trasmittente, lo SdI effettua una serie di controlli. Se la fattura supera detti controlli e non viene scartata (in tal caso entro 5 gg viene recapitata una “ricevuta di scarto”) lo SdI recapita al destinatario seguendo in sequenza le seguenti regole:
• se il cessionario/committente ha registrato l’indirizzo telematico al quale desidera ricevere le fatture elettroniche, provvede in via prioritaria al recapito a tale indirizzo;
• se l’elemento informativo del file fattura “CodiceDestinatario” contiene un valore corrispondente a un canale di trasmissione attivo, inoltra il file fattura al canale individuato;
• se l’elemento informativo del file fattura “CodiceDestinatario” contiene il valore “0000000” ed è valorizzato l’elemento informativo “PECDestinatario”, lo SdI inoltra il file alla casella di posta elettronica certificata individuata;
• se l’elemento informativo del file fattura CodiceDestinatario contiene il valore “0000000” e l’elemento informativo “PECDestinatario” non è valorizzato, lo SdI mette a disposizione il file fattura nell’area autenticata dei servizi telematici del cessionario/committente.

Codice destinatario (o codice SdI) a 7 caratteri

Il codice destinatario è gestito e fornito dalle software house che raccolgono il flusso attivo e quello passivo.

Canale pec e codice destinatario convenzionale “0000000”

Nel caso in cui il destinatario scelga invece il canale di recapito via pec (campo ) va comunque sempre obbligatoriamente compilato anche il campo utilizzando in questo caso il codice convenzionale “0000000” pena lo scarto della fattura.

Il codice convenzionale “0000000” va utilizzato per definizione per le fatture:
• verso i consumatori finali (che non hanno partita Iva ma codice fiscale);
• verso minimi, forfetari e agricoltori in regime di esonero (nulla vieta tuttavia che costoro si dotino di un codice destinatario e/o di una pec);
• per le quali il cessionario/committente non lo abbia comunicato al fornitore.

Cosa succede quando il SdI non individua il canale di recapito?

Quando lo SdI non riesce a individuare un canale di recapito, rende disponibile la fattura nell’area riservata del cessionario/committente e invia al soggetto trasmittente (fornitore) una ricevuta di impossibilità di recapito (MC) con la quale comunica di aver messo a disposizione la fattura nell’area autenticata dei servizi telematici del cessionario/committente.
Analoga situazione si verifica nel caso in cui, per cause tecniche non imputabili allo SdI (ad esempio pec piena o canale comunque non ricevibile), la trasmissione al soggetto ricevente non fosse possibile.
Tolto il caso del consumatore finale (per il quale ricordiamo la fattura va consegnata anche in copia cartacea comunicando contestualmente che l’originale elettronico è a sua disposizione nella sua area riservata del “cassetto fiscale”), nel caso di ricezione della notifica di impossibilità di recapito (MC) il provvedimento dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 prevede l’onere per il fornitore di comunicare tempestivamente al cliente – per vie diverse dallo SdI – che l’originale della sua fattura è a sua disposizione nell’area autenticata fatture e corrispettivi sul portale dell’Agenzia delle entrate. Il provvedimento precisa che “tale comunicazione può essere effettuata anche mediante la consegna di una copia informatica o analogica della fattura elettronica”.

Casi particolari

Condominio ed Enti non commerciali senza partita IVA

Il condominio, in quanto non titolare di partita IVA, è fiscalmente considerato alla stregua di un soggetto “privato”. Pertanto, il cedente/prestatore che emette una fattura elettronica nei confronti di un condominio deve:
• indicare il codice fiscale del condominio nel campo destinato all’identificativo fiscale del cessionario/committente;
• riportare quale “Codice destinatario” il codice convenzionale “0000000” (sette volte zero);
• inviare la fattura tramite SdI;
• consegnare al condominio in formato analogico (carta) o informatico (es., un pdf ) una copia della fattura elettronica trasmessa, nella quale deve essere esplicitato che si tratta, per l’appunto, della “copia della fattura trasmessa e che il documento fiscalmente valido sarà esclusivamente quello disponibile nell’area riservata” dell’Agenzia delle Entrate.

Consumatori finali, soggetti minimi/forfetari, condomini, ENC

Qualora la fattura elettronica sia emessa nei confronti di soggetti non titolari di partita IVA quali, ad esempio, persone fisiche, condomini, enti non commerciali, il cedente/prestatore deve rilasciare al cliente una copia in formato analogico o informatico (es., copia cartacea o pdf).
Ad ogni modo, il cliente può rinunciare alla copia della fattura; la fattura stessa è comunque consultabile nell’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate.
Il cliente è inoltre libero di comunicare al fornitore il proprio indirizzo telematico (PEC o codice destinatario qualora ne sia munito) presso il quale ricevere tramite SdI la fattura elettronica.
Infine, l’Agenzia precisa che anche i contribuenti minimi/forfetari possono decidere di ricevere le fatture elettroniche ad un indirizzo telematico (PEC o codice destinatario).

Fattura emessa verso un esportatore abituale

Nella fattura elettronica emessa nei confronti di un esportatore abituale, vanno indicati nel file XML il numero e
la data della dichiarazione d’intento.
Nello specifico, è possibile riportare i suddetti dati utilizzando uno dei campi facoltativi relativi ai dati generali
della fattura quale, ad esempio, il campo “Causale”.

Fattura emessa verso una partita IVA inesistente o cessata

Nel caso in cui la fattura elettronica sia emessa con l’indicazione della partita IVA o del codice fiscale del cessionario/committente inesistente per l’Anagrafe tributaria, lo SdI scarta la fattura in quanto non conforme alle disposizioni dell’art. 21, D.P.R. n. 633/72.
Diversamente, qualora la partita IVA risulti cessata oppure il codice fiscale risulti di un soggetto deceduto, la
fattura è considerata emessa e non è scartata dallo SdI.
In questo secondo caso, comunque, l’Agenzia delle Entrate potrà effettuare controlli successivi al fine di verificare la veridicità dell’operazione.

Fattura emessa verso soggetti esteri identificati in Italia

Dal 1° gennaio 2019, l’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico ricade sul cedente/prestatore anche nei casi in cui il cessionario/committente sia un soggetto estero identificato in Italia (quindi con partita IVA
italiana).
In questi casi, al fine di trasmettere a SdI le fatture elettroniche destinate ai predetti soggetti, il cedente/prestatore
potrà inserire nel campo “codice destinatario” il valore predefinito “0000000” (sette volte zero).
In questo modo, le fatture saranno successivamente messe a disposizione dei cessionari/committenti nelle rispettive aree riservate del sito dell’Agenzia delle Entrate; sarà quindi opportuno che il cedente/prestatore consegni al cliente una copia (analogica o informatica) della fattura elettronica inviata a SdI, dando evidenza che il documento originale è depositato nell’area riservata del cliente stesso.
Chiaramente, qualora il soggetto estero identificato abbia comunicato al cedente/prestatore il proprio indirizzo PEC oppure il proprio codice destinatario, la fattura elettronica verrà recapitata presso questi indirizzi telematici.
Infine, i soggetti esteri identificati in Italia, così come i contribuenti minimi/forfetari, non hanno l’obbligo di emettere fatture elettroniche.

Autofatture per omaggi

Nel caso in cui un contribuente abbia ceduto gratuitamente ad un cliente beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa, qualora non intenda esercitare il diritto alla rivalsa dell’IVA, emette per questa ragione un’autofattura, da annotare nel registro fatture emesse indicando “autofattura per omaggi”.
Anche tali documenti rientrano nella fattispecie dell’obbligo dal 1° gennaio 2019 di emissione in formato elettronico e di invio al Sistema d’interscambio.
I dati del soggetto compariranno sia nei campi relativi al cedente, sia in quelli del cessionario.
Alla luce di tali chiarimenti, si ritiene che in questo caso l’autofattura riporterà come tipologia documento il codice “TD01”.

Autoconsumo e passaggi interni

Le fatture relative:
• a passaggi interni, nel caso di adozione di contabilità separate per i soggetti che esercitano più attività ai sensi dell’articolo 36, D.P.R. n. 633/1972;
• all’autoconsumo dell’imprenditore individuale, seguono le medesime regole previste per tutte le fatture.
Di conseguenza, sono soggette dal 1° gennaio 2019 all’obbligo di emissione in formato elettronico e di invio al Sistema d’interscambio.
Anche in questo caso, alla luce dei suddetti chiarimenti, si ritiene che la fattura riporterà come tipologia documento il codice “TD01”.

Sezionali IVA

Dal 1° gennaio 2019, vi sarà l’obbligo generalizzato di emissione e trasmissione delle fatture in formato elettronico; tuttavia, come noto, permangono casistiche di emissione/ricezione di fatture in formato cartaceo, ad esempio acquisti effettuati da cedenti in regime dei minimi/forfetari, oppure operazioni con l’estero.
Ai fini della conservazione, il D.M. 23 gennaio 2004, aveva previsto, in questi casi, per evitare di dover conservare
anche le fatture cartacee in modo sostitutivo, la possibilità di adottare numerazioni e/o annotazioni sezionali delle
fatture elettroniche.
Ai sensi del D.M. 17 giugno 2014 il contribuente non è obbligato a tenere, per periodo d’imposta, la medesima
modalità di conservazione per tutti i documenti rientranti nella stessa categoria. Si tratta solo di una facoltà.
Pertanto, è possibile:
• conservare in modalità elettronica le fatture elettroniche (obbligatoriamente) ed in modo elettronico sostitutivo quelle analogiche (cartacee o pdf);
• conservare in modalità elettronica le fatture elettroniche (obbligatoriamente) ed in modo analogico le altre (cartacee o pdf).
In tutti i casi è possibile, ma non obbligatoria, l’adozione di sezionali: la numerazione delle fatture elettroniche e di quelle analogiche nei registri può, come già chiarito con Risoluzione 10 gennaio 2013, n. 1, proseguire ininterrottamente, a condizione che sia garantita l’identificazione univoca della fattura, indipendentemente dalla natura analogica o elettronica. Così, ad esempio, alla fattura numero 1 analogica, possono succedere la numero 2 e 3 elettroniche, la numero 4 analogica e così via, senza necessità di ricorrere a separati registri sezionali.

Fatturazione delle operazioni fuori campo IVA

In presenza di operazioni fuori campo IVA, tra le quali rientrano ad esempio:
• le operazioni c.d “monofase”, ex art. 74, comma 1, D.P.R. n. 633/1972, per le quali è previsto che l’IVA venga applicata dal primo soggetto cedente (es., editoria, sali e tabacchi, ecc. );
• le c.d. “spese anticipate in nome e per conto del cliente” (art. 15, D.P.R. n. 633/1972) nel caso in cui vengano fatturate in modo separato da prestazioni e/o onorari, non vi è l’obbligo di emettere fattura.
Con l’introduzione della fattura elettronica, a partire dal prossimo 1° gennaio 2019, tale regola non viene meno; tuttavia, le regole tecniche stabilite dal Provvedimento 30 aprile 2018 consentono comunque di gestire l’emissione
e la ricezione, attraverso lo SDI, anche di fatture elettroniche “fuori campo IVA”.
Pertanto, si potrà comunque emettere il documento elettronico, in formato xml, farlo transitare da SdI, ed indicare
nel campo natura il codice “N2”.

Possibile utilizzare più indirizzi PEC

ll Provvedimento 30 aprile 2018 e le relative specifiche tecniche permettono l’utilizzo di un indirizzo PEC diverso
da quello iscritto al Registro Imprese che, come noto, costituisce “l’indirizzo legale” registrato in INIPEC (indice
nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata); inoltre è ammesso l’utilizzo di più “indirizzi telematici”,
ovvero più PEC.
Infatti l’operatore IVA, residente o stabilito, può scegliere di trasmettere e/o ricevere le sue fatture attraverso l’indirizzo telematico (ad esempio PEC) del suo intermediario o di un soggetto terzo che offre servizi di trasmissione e ricezione delle fatture elettroniche, senza necessità di comunicare alcuna “delega” in tal senso all’Agenzia delle entrate.
Il Sistema di interscambio agisce come un postino e recapita le fatture elettroniche all’indirizzo telematico (come
la PEC) che troverà riportato nella fattura elettronica.
Tuttavia si ricorda che la consegna all’indirizzo telematico indicato sul documento elettronico avviene solamente
laddove il cessionario/committente non abbia preventivamente “registrato” nel portale “Fatture e Corrispettivi” la PEC o il codice destinatario.

Ammessa la fatturazione differita

L’introduzione dell’obbligo di fatturazione elettronica non ha modificato l’articolo 21, comma 4, lett. a), D.P.R. n.
633/1972, che consente l’emissione della fattura “differita”.
Pertanto, è possibile emettere e trasmettere una fattura elettronica entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione di cessione di beni o prestazione di servizi.
Si ricorda che per beneficiare della fatturazione differita è necessario disporre di apposita documentazione preventiva.
In particolare, nel caso di:
• cessioni di beni va emesso, al momento di consegna/spedizione, un DDT o altro documento equipollente (con le caratteristiche determinate dal D.P.R. n. 472/1997) che accompagni la merce nel trasporto;
• prestazioni di servizi è necessario disporre di idonea documentazione che può consistere, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate nella Circolare n. 18/2014, nel documento attestante l’incasso del corrispettivo, nel contratto, nella nota di consegna lavori, nella lettera d’incarico, nella relazione professionale, purché risultino in modo chiaro il tipo di prestazione eseguita, la data di effettuazione della prestazione e le parti contraenti. In tal senso si può quindi utilizzare anche una c.d. nota proforma o un avviso di parcella.
Sulla base di tali chiarimenti si ritiene pertanto che, a titolo esemplificativo, in caso di cessione di beni effettuata
il 20 gennaio 2019, l’impresa potrà emettere una fattura elettronica “differita” il 15 febbraio 2019, provvedendo
a:
• emettere, al momento della cessione (20 gennaio), un DDT o altro documento equipollente;
• datare la fattura elettronica 15 febbraio 2019 indicandovi i riferimenti del/dei DDT (numero e data) e trasmettendola a SdI;
• far concorrere l’imposta alla liquidazione IVA del mese di gennaio.

Reverse charge

Sulle fatture soggette a reverse charge interno, il cessionario/committente deve provvedere ad integrare il documento con l’aliquota e l’imposta dovuta e registrare lo stesso ai sensi degli articoli 23 e 25, D.P.R. n. 633/1972.
Quando l’operazione è effettuata in regime di inversione contabile (articolo 17, D.P.R. n. 633/1972) il cessionario/
committente riceve una fattura elettronica riportante nel campo natura il codice “N6”.
Come anticipato a livello normativo il cessionario/committente deve integrare la fattura ricevuta, indicando aliquota ed imposta dovuta. Tuttavia, con l’introduzione della fattura elettronica, il file xml non può essere modificato; di conseguenza, l’integrazione va effettuata con altre modalità, quali:
• predisposizione di un altro file, da allegare alla fattura xml, contenente sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della fattura stessa. Tale documento dovrà essere conservato digitalmente a norma (vedi anche la Circolare n. 13/2018 dell’Agenzia delle Entrate);
• predisposizione di un apposito file xml, in cui il cliente appare sia nel campo cedente/prestatore che in quello cessionario/committente; tale documento, che costituisce di fatto un’autofattura, può essere inviato allo SDI per usufruire del servizio gratuito di conservazione elettronica offerto dall’agenzia delle Entrate.